GUIDA ALLA LETTURA DEL RAPPORTO

 Un rapporto sullo stato dell’ambiente ha la finalità di produrre informazioni ambientali certe e precise per essere utilizzate da amministratori, imprenditori, quadri di organizzazioni del volontariato, cittadini e quanti prendono decisioni [1] che coinvolgono aspetti ambientali,

Un rapporto sullo stato dell’ambiente non realizza nuove raccolte di dati, ma trasforma in informazione i dati esistenti spesso localizzati presso diversi enti ed uffici che altrimenti rimarrebbero inaccessibili. In un unico supporto informativo, cartaceo o elettronico, è possibile quindi trovare raccolte le informazioni ambientali necessarie per assumere decisioni ambientalmente sostenibili, superando il paradosso della ricchezza di dati e povertà di informazione (data rich, information poor).

Le modalità di realizzazione di un rapporto sullo stato dell’ambiente sono assai diversificate e si traducono nell’indice finale che assume il documento. In alcuni casi vengono presentare le informazioni in base alle classiche componenti ecosistemiche: acqua, suolo, aria, organismi viventi. In altri casi la tematica calda dei rifiuti viene esplicitata con un capitolo apposito. Nel rapporto sullo stato dell’ambiente della Provincia di Treviso si è seguita un’organizzazione che permette di evidenziare le situazioni delle componenti ambientali, le dinamiche delle pressioni dei diversi settori economici e della popolazione, ed infine vengono esaminate le risposte possibili per costruire un rapporto virtuoso tra società e ambiente: pianificazione, spesa ambientale, educazione e formazione.

In ogni capitolo è stato ottenuto un buon bilanciamento tra l’analisi descrittiva delle problematiche e l’esposizione di sintesi attraverso l’uso degli indicatori; ogni capitolo è infatti corredato da una scheda conclusiva che elenca gli elementi significativi della tematica esaminata e riporta gli indicatori ambientali con informazioni sulla disponibilità di dati, lo stato della risorsa e la tendenza in atto.

Tutto il rapporto, infatti, è stato elaborato facendo ricorso agli indicatori ambientali, cioè parametri o valori derivati da parametri, che forniscono informazione su un fenomeno...l’indicatore ha un significato di sintesi ed è elaborato per un preciso obiettivo…le due principali funzioni di un indicatore sono di ridurre il numero di misure e di parametri per descrivere un fenomeno…e semplificare il processo di comunicazione attraverso il quale i risultati sono messi a disposizione degli utenti” [2] .

Poiché negli ultimi vent’anni la produzione di indicatori ambientali è aumentata in modo vertiginoso, e quasi ogni rapporto sullo stato dell’ambiente o ricerca che tratti problematiche ambientali inventa propri indicatori, si è scelto di definire un gruppo di indicatori basandosi sui set prodotti dall’ OCSE e dall’ ANPA.

Il primo, messo a punto dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico) nel 1993 e successivamente integrato e aggiornato, in particolare nell’occasione della elaborazione del secondo rapporto sullo stato dell’ambiente europeo (Dobris+3) del 1998, rappresenta uno dei set più consolidati di indicatori ambientali. Tale core-set, organizzato in tredici aree tematiche, è strutturalmente connesso al modello di lettura delle problematiche ambientali prodotto dalla stessa OCSE, ed è conosciuto come modello PSR (Pressione Stato Risposta) [3] . In pratica il modello PSR opera una lettura della complessità dei sistemi territoriali, scegliendo di porre l’attenzione ad alcune relazioni, che vengono semplificate in relazioni causali lineari (vedi figura 2). Il modello considera uno stock di risorse naturali (acqua, aria, suolo, ecc.) che costituisce lo stato dell’ambiente; questo interagisce con le attività umane (agricoltura, industria, trasporti, ecc.) che prelevano le risorse ed esercitano delle pressioni. Contemporaneamente lo stato delle risorse e il livello delle pressioni forniscono informazioni agli attori sociali, che possono individuare delle risposte sia nei confronti dello stato dell’ambiente, sia nei confronti delle pressioni. Tale modello non è l’unico modello possibile, ma è quello più largamente usato perché si interseca in maniera ottimale con il ciclo delle politiche ambientali: percezione del problema, formulazione della politica, monitoraggio e valutazione della politica. Ad ogni blocco logico del modello PSR, e quindi ad ogni fase del processo delle politiche ambientali, corrispondono degli indicatori, che trovano il loro campo di significatività all’interno del modello PSR. In pratica l’adozione degli indicatori implica l’adozione del modello PSR e quindi di un determinato modo di guardare alle relazioni tra società e risorse.

 Figura 1 - LA PIRAMIDE DELL'INFORMAZIONE

[ Fonte: WRI, 1995]

Al core-set OCSE è stato affiancato un secondo gruppo di indicatori, in fase di sviluppo da parte dell’ANPA, organizzato invece in undici aree tematiche.

Va ricordato che gli indicatori elaborati dall’ANPA fanno riferimento al modello DPSIR proposto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente. Il modello DPSIR (vedi figura 3) fornisce una rappresentazione semplificata del sistema complesso di relazioni tra sistema sociale e sistema ambientale concentrando l’attenzione su cinque blocchi logici:

·         D, i determinanti socioeconomici (modelli di consumo, commercio globale, ecc.)

·         P, le pressioni che possono essere espressi in vario modo, o facendo riferimento ai settori economici (agricoltura, industria, ecc.), o facendo riferimento ad alcune categorie di pressioni (emissioni, prelievi, ecc.)

·         S, lo stato delle componenti ambientali che riceve le pressioni (acque, suolo, foreste, ecc.)

·         I, gli impatti generati sullo stato dalle pressioni (impatti sulla salute, esternalità economiche, degrado degli ecosistemi)

·         R, le risposte che la società esprime per gestire le pressioni o più in generale le relazioni società ambiente (normative, tasse, pianificazione del territorio, modifica dei consumi…).

Recentemente anche l’OCSE ha iniziato a suddividere le pressioni in indirette [4] (agricoltura, trasporti, …) e dirette (emissioni, ecc. …) in qualche modo proponendo un modello DPSIR che si avvicina sempre più allo schema dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.

I due set di indicatori si integrano a vicenda permettendo di coprire meglio le diverse problematiche dell’interfaccia società-ambiente. Il nutrito gruppo di indicatori ANPA, in molti casi sovrabbondante rispetto alle problematiche rilevate, fornisce molti indicatori aggiornati alla più recente normativa ambientale nazionale (rifiuti, acque, elettromagnetismo, ecc.), elemento carente nel set OCSE, pensato per una scala sovranazionale. Va detto però che il set OCSE, più contenuto numericamente, punta l’attenzione su indicatori più facilmente disponibili. Tale set, per esempio, prevede indicatori per i prelievi idrici, e per le superfici occupate da costruzioni, non presenti nel set ANPA. Quest’ultimo set, a sua volta, presenta indicatori per il rischio radiologico ed elettromagnetico e per le caratteristiche chimico fisiche dei suoli non presenti nel set OCSE.

Pur suddividendo gli indicatori in aree tematiche diverse (vedi fig. 4) vi è una buona corrispondenza tra sottogruppi di indicatori dei due set ed in alcuni casi completa coincidenza degli indicatori.

 

Figura 2 - IL MODELLO PSR (PRESSIONI-STATO-RISPOSTA) (OCSE, 1993)

 [Fonte: ocse, 1993]

Figura 3 – IL MODELLO DPSIR

 

[ Fonte: ANPA]

 

Figura 4 – CORRISPONDENZA TRA TEMATICHE OCSE E ANPA
 

[ Fonte: OCSE, 1993; ANPA; elaborazioni agenda 21 consulting srl]]

 

 

Bisogna inoltre tenere presente che gli indicatori non sono strumenti statici, ma cambiano nel tempo a causa del venir meno (o dall’emergere) di certe problematiche o per l’adozione di nuovi strumenti normativi o di politica ambientale.

A titolo di esempio si pensi agli indicatori relativi alle vendite di combustibili, che oramai hanno perso di significato nella vecchia distinzione benzina verde/benzina super, che però potrebbero divenire significativi nel caso si registrassero le vendite di Metano o GPL.

Dall’esame degli indicatori proposti in questo rapporto si noterà una disomogeneità dal punto di vista temporale. Per molti indicatori è possibile avere l’informazione aggiornata al 2001, ma in molte altre situazioni ci si deve accontentare di dati più “vecchi”. Questa asincronia presenta due ordini di problemi, da un lato una non corrispondenza dei tempi in cui vengono rilevati gli indicatori relativi a pressioni, stato e risposte per le singole questioni ambientali, dall’altro la non concordanza temporale tra insiemi di pressioni, di valutazioni dello stato e delle risposte appartenenti a più questioni ambientali.

Questa situazione rende difficile la misura d’insieme della situazione ambientale all’anno t; va anche detto però che le relazioni tra pressioni e stato, tra percezioni delle pressioni e dello stato e relative risposte non sono sempre istantanee. In molte situazioni vi sono intervalli di tempo considerevoli tra una pressione problematica e la manifestazione di uno stato di degrado. In altri casi la percezione di una problematica ambientale richiede un tempo piuttosto lungo prima che la società organizzi una determinata tipologia di risposta.

La disomogeneità temporale degli indicatori, seppur problematica non rappresenta né un ostacolo alla comprensione di massima dei trend, né il problema principale nella messa in atto di strategie di sostenibilità. E’ chiaro che andranno fatti tutti gli sforzi possibili per ottenere una disponibilità in tempo reale dei dati prodotti e la trasformazione di questi in informazione ambientale a supporto delle decisioni.

Accanto agli indicatori OCSE ed ANPA, in alcuni casi particolari, per riassumere e descrivere al meglio la specificità della realtà provinciale di Treviso sono stati introdotti altri indicatori, in particolare nei primi cinque capitoli in cui sono trattate le matrici ambientali e sono utilizzati prevalentemente indicatori di stato.

Nel rapporto sullo stato dell’ambiente di Treviso sono stati analizzati in totale  246 indicatori. La tabella riportata di seguito indica la disponibilità o meno dell’indicatore.

Indicatori

numero

disponibili

146

non disponibili

57

dati insufficienti

43

totale

246

Va detto comunque che gli indicatori non disponibili non dovranno essere “eliminati” in quanto molto spesso rivelano dei vuoti informativi a cui è necessario far fronte. In questo caso si dovrà valutare se sono disponibili dati o indicatori che possono approssimare l’informazione dell’indicatore mancante, o se attivarsi, al di là della presente attività di reporting, per impostare la procedura di raccolta e gestione dei dati.

Un rapporto sullo stato dell’ambiente non può essere considerato un’operazione una tantum, altrimenti rischia di rivelarsi un grosso investimento in risorse umane e materiali con poca “redditività”. Il reporting ambientale infatti, ha senso come processo continuo, in questa prospettiva diventa indispensabile individuare i vuoti informativi per riorientare le fasi successive di raccolta e gestione dell’informazione ambientale.

 


[1] Rump P.C. (1996), State of environment Reporting: Source book of methods and approaches, UNEP-DEIA, Nairobi

[2] Si veda: OECD (1993), OECD Core set of indicators for environmental performance reviews, Organisation for Economic Cooperation and Development, Parigi

[3] Si veda OECD (1993), OECD core ste of indicators for environmental performance reviews, Organisation for Economic Cooperation and Development, Paris

[4] Si veda: OECD (1998), Towards sustainable development, environmental indicators, OECD Publications, Paris